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Giunti al secondo disco in un buon sette anni di attività, i sardi Terrorway giocano la carta della semplicità, quanto meno per quanto riguarda il disarmante titolo “The Second”, per il loro nuovo full length; semplicità che in qualche modo si affaccia anche sulle composizioni di questo nuovo lavoro edito per Bakerteam Records. Difatti, in qualche modo quanto ci è dato ascoltare lavora in antitesi con una facilità di ascolto che pur non scompare del tutto nella fruizione dei brani. Modern extreme metal in tracce piuttosto marcate di Meshuggah soprattutto, più The Haunted e una deriva melodica che porta verso Strapping Young Lad, ma anche Lamb Of God e Pantera (è il caso della prominente “Eye Of The Sun”). I ragazzi sanno il fatto loro e confezionano un album nel quale le influenze riescono a fondersi con eleganza e a mantenere intatto l’impatto. Perciò, se in “Under The Light of a Broken Down” abbiamo dei pur esaltanti monocorde di scuola djent, proseguendo riusciamo ad intravedere spiragli alquanto interessanti grazie ad alcuni efficaci interventi chitarristici ispirati sia per assoli che per momenti di matrice atmosferica – come l’apertura di “On The Edge”, non meramente tecnico ma molto efficace anche nei successivi riff di ispirazione doom – o nella sparata “Trail Of Ashes” con i suoi inserti in qualche modo tradizionali ma rinfrescanti. Una base tecnica solida porta avanti senza intoppi questo buon lavoro, sorretto peraltro dallo scream di Andrea Orrù, qui evidentemente a suo agio e capace anche di sbocchi puramente cantati, e da un generale senso di compiutezza negli arrangiamenti, che ci dà l’impressione che i Terrorway sapessero perfettamente in cosa si stessero imbarcando quando hanno iniziato a registrare “The Second”. Sulla lunga distanza l’album riesce a mantenere una propria autonomia e, cosa non facilissima, anche rispetto al precedente “Blackwater”, la medesima cosa riescono a fare le composizioni stesse, grazie anche alla varietà che i già citati arrangiamenti riescono ad instillare nei vari passaggi; perché se è vero che è di influenze che un disco del genere vive, è anche vero che una sorta di trademark vige all’interno di esse, cosa che ci fa pensare che al prossimo disco i Terrorway potrebbero trovarsi di fronte ad un bivio, dal quale scegliere se perseguire in queste sonorità che, seppur personali, ricalcano ancora un po’ troppo qualcosa di già visto e sentito, o se inserire una marcia in più alle proprie doti e creare un suono ancora più proprio. Auspichiamo la seconda ipotesi.

 

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Jun 6, 2016 Visits: 401